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Vaporetti pubblicitari e mega affissioni pubblicitarie a Venezia

 
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SCAVOLINI
«Sono stati i social network a convincerci a cambiare»
LA REPLICA
Ma il sindaco rivendica i suoi meriti nella trattativa
Il Gazzettino, Giovedì 26 Maggio 2011,
La Scavolini nemmeno sapeva che i mega-cartelloni che esponeva in Piazza San Marco - sborsando fior di quattrini - erano "invisi" da tanti veneziani. E che non piacevano, soprattutto, né al sindaco Giorgio Orsoni, né alla Soprintendenza. La trattativa è passata tutta attraverso gli intermediari (il gestore dei ponteggi, Dottor group, e la concessionaria pubblicitaria) che, pare, non abbiano riferito un bel nulla. L’interessato, alla fine, l’ha scoperto per caso, a cartelloni già esposti, su Facebook, quando è stato bombardato dalle mail inviperite di quelli dei 40x Venezia e Venessia.com, che l’hanno addirittura convinto a cambiare cartelloni.
      Così Venezia si vende (male) i suoi spazi pubblicitari più preziosi. O così almeno hanno raccontato ieri due dei protagonisti di questa vicenda - il direttore generale di Scavolini, Vittorio Renzi, e i due social network veneziani - in una improvvisata conferenza stampa in un caffè di Piazza. «Che il sindaco sia intervenuto in questa vicenda, l’ho scoperto dai giornali di oggi - ha dichiarato, tranquillo, Renzi -. Noi abbiamo sempre trattato solo con la concessionaria. Ci hanno proposto questa offerta last-minute per San Marco e abbiamo accettato. Non posso dire il prezzo, diciamo che è stato un investimento rilevante. Inizialmente ci avevano chiesto di ridurre l’immagine della cucina e ingrandire quella del marchio, avevamo fatto delle prove, ma poi il concessionario ci ha detto che non era più necessario». La scelta di cambiare del tutto l’immagine è, invece, nata in seguito, dal dialogo su Facebook. «L’attacco, all’inizio, è stato pesante, ma poi è diventato costruttivo - ha ricostruito sempre il direttore generale -. Un’azienda come la nostra cerca il consenso, non il dissenso. E ci è parso giusto trattare la cosa in modo un po’ più rispettoso per Venezia». In pochi giorni la nuova immagine era pronta, poi c’è voluta più di una settimana per avere la nuova autorizzazione dal Comune. «Questo deve diventare un precedente per Venezia - ha commentato Emanuele Dal Carlo, il pubblicitario dei 40x che ha gestito la trattativa con Scavolini -: Venezia va venduta in un modo diverso».
      Piccata la replica, a distanza, del sindaco Orsoni che ha ribadito la sua ricostruzione dei fatti: «Io, ovviamente, non ho mai trattato con Scavolini. Ma in base al contratto con il concessionario, i bozzetti della pubblicità devono avere il consenso del sindaco e della Soprintendenza. Io avevo detto che quell’immagine della cucina non mi sembrava adatta. Non so cosa sia successo con Scavolini e non mi interessa. So solo che Dottor mi ha detto che stava cercando di far cambiare il bozzetto, ma che per il momento, visto che era un’offerta last-minute, c’era la necessità di mettere quell’immagine. Mi ha anche detto di essere disposto a chiudere il contratto per Palazzo Ducale con i 600 mila euro mancanti, che in mancanza di sponsor, avremmo dovuto mettere noi. Di fronte a 600 mila euro, anche l’immagine della cucina mi è parso un problema minore. Poi mi arrivato il bozzetto senza cucina. Poi ho visto che qualcuno si era preso il merito».

 

LA RICOSTRUZIONE
 
E’ sempre una questione di soldi
con gli sponsor che dettano legge

 

Il Gazzettino, Giovedì 26 Maggio 2011,

Storia emblematica di cosa non si faccia, a Venezia, per portare a casa un po’ di quattrini. A rileggere le dichiarazioni di questi giorni, quelle immagini che campeggiavano su Palazzo Ducale non piacevano proprio a nessuno. La soprintendente Renato Codello ha dichiarato di aver fatto presente che le «dimensioni dell’immagine della cucina non lasciavano percepire l’altro aspetto della campagna, quella a sostegno del restauro di Palazzo Ducale. Ma non c’era stato nulla da fare». Pure il sindaco Giorgio Orsoni era contrario al mega-poster della cucina. Ed entrambi avevano il potere di bocciare i bozzetti, ma non l’hanno fatto. Perché? Questioni di soldi, ovviamente, per delle realtà pubbliche, come Comune e Soprintendenza, sempre più alla fame. Ieri Orsoni lo ha ammesso con un sorriso ironico: «Di fronte a 600.000 euro, anche l’immagine della cucina mi è parsa un problema minore...». Resta la curiosità su quanto abbiano pagato Scavolini e gli altri sponsor per questi spazi. E quanto abbia incassato Dottor. (r. br.)

 


 

Il popolo di Internet "cambia" la pubblicità
 
Il Gazzettino, Martedì 24 Maggio 2011,
Là dove non sono riusciti Comune e Soprintendenza (cosa incredibile, data la forza dei loro atti) ce l’ha fatta un manipolo di veneziani volonterosi e "armati" di un computer connesso a Internet. Così, la megapubblicità del gruppo Scavolini affissa sulla facciata di palazzo Ducale, che raffigurava una cucina formato gigante in bella mostra è stata cambiata. Al suo posto c’è ora un’immagine molto più sobria, meno sfacciatamente pubblicitaria, che rende certamente più onore al luogo e alla città che ospitano il messaggio della celebre azienda pesarese. I vertici della Scavolini hanno dunque deciso di accogliere i messaggi di disappunto e le numerose critiche di tanti veneziani e di spendere decine di migliaia di euro per modificare la maxi-affissione. 
      La vittoria è stata conseguita grazie al fronte unito dei social network locali Venessia.com e 40xVenezia, forti insieme di oltre tremila iscritti. Quindi, un nucleo per nulla trascurabile di persone, intese come potenziali elettori ma anche come potenziali consumatori.
      «Credo che abbiamo dimostrato come i cittadini, servendosi della Rete possano contribuire a cambiare le cose - commenta Matteo Secchi, portavoce di Venessia.com -. Ma soprattutto abbiamo messo dei paletti sulle prossime affissioni che verranno fatte in città. Le aziende dovranno tener conto anche di ciò che pensano i veneziani. Quelle intelligenti come Scavolini lo hanno immediatamente capito e hanno agito di conseguenza».
      Tutto era nato da un post sulle pagine Facebook e Twitter della Scavolini in cui si parlava di "poster domination". Un termine evidentemente forte e rude, che ha urtato la sensibilità di quanti soffrono a vedere Venezia considerata solo come un museo a cielo aperto e senza abitanti in grado di esprimersi al di là della richiesta di soldi in negozi, alberghi, bar e ristoranti. In pochissimo tempo il post della Scavolini è stato invaso da moltissimi messaggi che invitavano l’azienda, in modo garbato ma fermo, a lasciar perdere quel termine e a studiare invece un’immagine più adeguata, qualcosa di più in sintonia con Venezia e il Canal Grande. Una richiesta che alla fine è stata accolta dall’azienda. Ed è arrivata la nuova maxi affissione, senza cucina in bella vista.
      Michele Fullin

 


«Basta maxi affissioni a Venezia»

Galan: metodi alternativi per trovare i fondi necessari alla cultura

di Enrico Tantucci
 
VENEZIA. Ha sempre il Veneto e Venezia nel cuore, anche da nuovo ministro dei Beni Culturali e così Giancarlo Galan - già insediato negli uffici di Via del Collegio Romano che non vedevano il suo predecessore Sandro Bondi mettervi piede da oltre due mesi - ha già aperto il «dossier» dei problemi della cultura in laguna, lanciando subito il suo «grido di dolore» contro le maxipubblicità che la deturpano. Pronto a battersi per la loro eliminazione. Ministro Galan, diversi monumenti veneziani in restauro, a cominciare da quelli dell'area marciana sono ormai «segnati» dalle maxipubblicità sui ponteggi e le polemiche sull'impatto sull'immagine della città non si spengono. Qual è il suo giudizio? «Che bisogna fare qualcosa, perché non è possibile andare avanti così. Venezia, ma gli stessi visitatori che vengono per ammirarla, non meritano questo spettacolo. Passare per il Canal Grande e vedere questa sfilata di pubblicità provoca un senso di scoramento. E' assolutamente necessario agire perché le maxipubblicità progressivamente spariscano e i monumenti tornino al loro aspetto. Sono convinto che i cartelloni pubblicitari abbiano ormai un effetto negativo per le stesse aziende che vi compaiono e che si vedono associate alle polemiche per il degrado dell'immagine di Venezia che provocano». Il sindaco Giorgio Orsoni e lo stesso soprintendente ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia Renata Codello ripetono sempre che ne farebbero volentieri a meno, ma che i fondi che portano le maxipubblicità sono indispensabili per il restauro di quei monumenti. «E infatti non si tratta di criticare sindaco e soprintendente che si trovano ad affrontare problemi reali, legati alla mancanza dei fondi per i restauri da parte del mio stesso ministero, che conosco bene. Il punto è trovare nuove forme di coinvolgimento di imprese e sponsor negli interventi che non risultino così impattanti. Sono convinto che sia possibile e sono pronto a dare tutto il mio appoggio alla città in questa direzione». A proposito di restauri e di carenze di fondi, è ormai un caso quello del cantiere delle Grandi Gallerie dell'Accademia. I lavori dovevano finire in teoria nel 2007, è saltata la già annunciata inaugurazione di giugno - in occasione della Biennale - e nessuno si sbilancia più a dire quando quei lavori finiranno. «Per quel cantiere c'è innanzitutto un problema di fondi per completare i lavori che sono stati in parte ritirati perché non spesi nei tempi previsti. Ora i fondi sono al Ministero dell'Economia. Cercherò di sbloccarli perché tornino a Venezia. L'imperativo è terminare al più presto i lavori e aprire le Grandi Gallerie nel giro di sei mesi. E' un impegno che prendo, sentiti anche soprintendenti e direttore generale».
29 marzo 2011

 


Nuova pubblicità in Campo San Bartolomeo
 

IL CASO

In centro storico spunta un’altra maxi affissione


Il Gazzettino, Martedì 11 Gennaio 2011,

In campo San Bartolomeo un grande tabellone pubblicitario campeggia su una parete della omonima chiesa. È solo l’ennesima maxi affissione che caratterizza la città storica ormai da molti mesi a questa parte. Nel denunciare questa apparizione la consigliera comunale del Pdl, Marta Locatelli, chiede di rivedere una volta per tutte il regolamento, che consente a Stato e Chiesa di non pagare l’imposta sulla pubblicità. Una polemica analoga sta nascendo anche sul futuro "nuovo" ponte dell’Accademia.

Sono passate solo poche settimane dall’ultima eco della polemica sulle affissioni invasive, comparse qua e là in tutta la città con lo scopo di raccogliere fondi legati al restauro dei monumenti momentaneamente imballati dai ponteggi. Settimane di dibattito evidentemente sterile, se è vero che in campo San Bartolomeo ne è comparsa una nuova, che copre una parte della chiesa, senza che il Consiglio comunale ne fosse stato informato. A chiederne conto è il consigliere del Pdl, Marta Locatelli, la quale chiede di far partire al più presto la revisione del regolamento sulle pubbliche affissioni, che ha evidentemente delle falle in cui molti ci hanno sguazzato. Come? Ad esempio garantendosi l’esenzione dalla tariffa sulla pubblicità, che tradizionalmente Ca’ Farsetti concede ai beni dello Stato e della Curia. Un vantaggio che secondo Locatelli sarebbe ingiustificato.
      «Nonostante non sia stata data alcuna risposta alle mie precedenti interrogazioni - attacca - in campo San Bartolomeo appare una nuova maxi affissione con evidente impatto visivo sull’intero campo. Vorrei sapere se anche in questo caso siamo di fronte a una pubblicità quale contributo per il restauro, se sia stato pagato il canone autorizzatorio ovvero l’imposta sulla pubblicità (Cimp) che viene pagato a livello nazionale da tutte le società di pubblicità».
      Questo il caso singolo, che tra l’altro sembra un’installazione fine a se stessa, cioè utilizzata per finanziare dei lavori che la pubblicità non nasconde dietro il suo tabellone, come è accaduto finora.
      «La base di partenza - propone Locatelli - può essere solo una modifica del Regolamento dove solo il Comune può essere autorizzato a gestire, di concerto con la Soprintendenza, le maxi affissioni anche su immobili di proprietà della Curia o dello Stato. Procedura che non è stata adottata né per il palazzo Ducale, né per il museo Correr né per il ponte dell’Accademia. Entrambi i bandi sono infatti andati deserti e come sempre si è giunti a trattativa privata».
      Il bilancio 2011 e le tariffe Cimp sono ancora in fase di definizione, quindi difficilmente il Comune, anche se ritenesse non più sostenibili certe agevolazioni, potrebbe rivisitare in tempo utile il Regolamento. Tuttavia, per una riflessione seria i tempi sembrano essere maturi, anche perché ci sono diverse questioni poste da consiglieri comunali che attendono una risposta. 

Michele Fullin

 


 

·                                 Venezia, regate senza finanziamenti, gondolini con lo sponsor

La Nuova Venezia 27 12 2010 di Alberto Vitucci

La Regata Storica 2010VENEZIA. Il mondo delle regate alla ricerca di sponsor. I premi diminuiscono di anno in anno, il Comune non ha soldi. E l'unico sbocco è la ricerca di finanziatori privati. Con una novità che potrebbe essere quasi «storica» per il mondo del remo.

Gli esperti stanno valutando la proposta avanzata da alcuni regatanti di inserire il logo dello sponsor anche sulla fiancata delle barche. Una novità clamorosa, la prima volta nel mondo delle regate.

Qualche decennio fa Strigheta e Ciapate furono squalificati perché portavano il marchio della Coca Cola. Oggi marchi e loghi di aziende sponsor sono ammessi soltanto sulle maglie, con misure controllate dal Comune. Ma i tempi sono cambiati, e come si leggono le pubblicità enormi sulle facciate dei palazzi lungo il Canal Grande, così si potrebbe aprire la strada alla pubblicità sul gondolino, ripresa in primo piano dalle telecamere Rai durante la diretta. Se ne sta parlando a Ca' Farsetti, in vista della ripresa dell'attività. 

L'assessore al Turismo Roberto Panciera aveva criticato il grido d'allarme arrivato dai campioni. «Rappresentare la propria città all'interno della festa storica dovrebbe essere considerato un onore», dice, «e in ogni caso non ci sono risorse pubbliche a disposizione più di così. Bisognerebbe toglierle ai servizi sociali». Unica strada, dice Panciera, quella del coinvolgimento delle aziende private. Molti già lo fanno, come la Nuova che offre premi ai primi equipaggi che passano sotto il ponte dell'Accademia, premi vengono offerti anche da enti e banche della città. E molti ristoratori offrono il disnar ai regatanti.

Una tradizione che Benito Vignotto, campione di Sant'Erasmo e fondatore della regata moderna delle donne (1977) ha avviato anche per gli equipaggi femminili. «Voglio ringraziare tutti coloro che hanno dato la loro disponibilità e ci hanno ospitai», dice Benito, «i Do Forni di Paties, la Fiaschetteria Toscana, la Vecia Cavana, i ristoranti da Ivo, all'Angelo, Canaletto, Ae Do Spade, Harry's bar, alla Busa da Lele, ai Vetrai, al Gatto Nero di Burano, al Gambero, Lunardelli, Nalin.

 

 

 
Siccome al peggio non c'è mai fine ecco come hanno ridotto il Palazzo Ducale, ogni commento è inutile come la giustificazione che la pubblicità paga i restauri.
 
Le foto sono di Alessandro Tagliapietra
 

Centri storici soffocati dal cattivo gusto
L'archistar Foster: "Italia, cambia la legge"

I  direttori dei musei internazionali lanciano l'appello al ministro Bondi: salvate Venezia deturpata. Sotto tiro i cartelloni pubblicitari che "impacchettano" i monumenti. La Soprintendenza della città lagunare spiega: "Soldi sponsor indispensabili per restauri"

di CARLO ALBERTO BUCCI
ROMA - A Roma più di sessanta palazzi storici trasformati in cartelloni pubblicitari. A Firenze almeno 37 edifici ammantati di poster. E Milano che di réclame formato cantiere ne conta qualcosa come 261. E poi Venezia, che ha solo 6 gioielli impacchettati per pubblicizzare Rolex, Coca Cola, Bulgari. Ma è la perla della Laguna ad aver svegliato lo sdegno internazionale. 

Contro l'uso delle sponsorizzazioni invadenti sui ponteggi di restauro a palazzo Ducale e sul ponte dei Sospiri i direttori dei maggiori musei del mondo, capeggiati dall'archistar sir Norman Foster, hanno scritto al ministro dei Beni culturali Sandro Bondi e al sindaco Giorgio Orsoni. Chiedono che mai più su piazza San Marco e sul ponte dei Sospiri i turisti si trovino davanti i mega poster: réclame gigantesche che nascondo - fino alla fine dei lavori, nel settembre 2011 - gli archi e le grazie dell'architettura gotica. Ma la lettera degli esperti internazionali coinvolge tutto il sistema dei restauri in Italia. Si apre infatti con una richiesta precisa "al governo italiano": "cambiare la legge che permette le enormi pubblicità sui ponteggi dei palazzi pubblici".

La lettera, firmata tra gli altri da Neil MacGregor del British Museum e da Glenn Lowry che guida il Moma di New York, è stata lanciata dalla rivista Art Newspaper. Bondi ha deciso di non rispondere. Replica la soprintendente veneziana Renata Covello: "Abbiamo soltanto 6 palazzi storici "impacchettati" di pubblicità: attualmente Firenze ne ha 37, Roma più di 67, Milano 261". Spiega l'architetto: "I soldi dei privati sono indispensabili per i restauri e poi ricordo cantieri-poster anche sul British di Londra o al Neue Museen di Berlino. Sappiatelo a Venezia è vietata la pubblicità per le strade ed è la città meglio conservata e tutelata al mondo".

Ancora più duro il sindaco Orsoni: "Questi illustri personaggi pensano forse che siamo dei selvaggi con l'anello al naso?". Palazzo Ducale è del demanio ma dal 1924 il Comune l'ha in gestione e, con i 7 milioni di euro di incasso l'anno dalla biglietteria, tieni in piedi tutti i musei civici. Per i restauri, deve quindi rivolgersi agli sponsor. Che pretendono però poster in bella evidenzia, previa autorizzazione statale del bozzetto pubblicitario. "Lo prevede la legge - incalza Orsoni - Vengano a Venezia i soloni di Londra e New York a vedere come stiamo restaurando i monumenti e amministrando bene la città".

Stato e Comune vanno a braccetto anche al Colosseo. E hanno lanciato una gara che entro il 30 ottobre ci dirà quanti sono i "mecenati" pronti a investire nei 10 progetti di restauro. Gli sponsor dovranno indicare la cifra che sono pronti a versare. Ma anche in che modo intendono farsi pubblicità. Sapendo però che mai potranno incartare le arcate del Colosseo con foto di ragazze ammiccanti. Ne va del decoro del simbolo di Roma. "Ma se solo l'altro ieri hanno montato un mega poster con la pubblicità di un'auto sui ponteggi di un palazzo privato che s'affaccia proprio sul Colosseo, e con tanto di illuminazione sparata che non serve certo alla sicurezza del cantiere", denuncia Massimiliano Tonelli del comitato "Cartellopoli", associazione che a Roma si batte contro i circa "130mila cartelloni abusivi piazzati lungo le strade, mentre il Campidoglio ne ammette appena un terzo".

Almeno le pubblicità sui restauri salvano i monumenti. Ma spesso non si tratta di lavori indispensabili. E scoppiano le polemiche. È successo nel 2008 per il restauro "griffato" di Castel dell'Ovo a Napoli e l'anno scorso per il maxi striscione réclame su Ponte Vecchio a Firenze. A Roma, solo quest'estate, dopo circa otto mesi di cantiere disabitato, sono stati tolti i poster che coprivano la facciata di palazzo Venezia. Un intervento da appena 160mila euro deciso per una caduta di polvere da un cornicione. A Venezia, almeno, palazzo Ducale è entrato in cura dopo che nel 2007 una pietra da 30 chili si era schiantata su piazza San Marco.

(ha collaborato Nicola Pellicani) 4 ottobre 2010
 
 
 
 
Pubblicità alle Gallerie dell'Accademia
 
Pubblicità alla Salute
 

 

Forti con i deboli e deboli con i forti
A proposito di pubblicità ammessa o vietata, ricordo le continue minacce di multa che i vigili urbani mi rivolgevano perché mettevo un paio di biglietti da visita sulla vetrina, in modo che i clienti potessero prenderli. Secondo loro incorrevo nel reato di pubblicità senza autorizzazione...

 
PUBBLICITÀ & IMMAGINE Al Venetian coperto Palazzo Ducale

 

La finta Venezia a Las Vegas copia anche le maxi affissioni
 
Paolo Navarro Dina, Il Gazzzettino, Mercoledì 27 Ottobre 2010
 
 
Quando ci si mettono gli americani, beh, non ci sono storie. La foto qui accanto la dice lunga. Ricordate Las Vegas? Ovvio. E la Venezia completamente rifatta da quelle parti? Già, mattone per mattone, gondola su gondola, canale per canale. Bene. Ora negli "States" hanno voluto essere ancora più realisti. Sulle facciate del "finto" Palazzo Ducale - proprio per renderlo uguale a quello vero - ci hanno piazzato dei "megacartelloni" pubblicitari. Presa per i fondelli in salsa yankee? Nossignori. Marketing bell’e buono.
      Come dire: se lo fa la Venezia "vera", perché non possiamo farlo noi che ne abbiamo una tutta fasulla? Già. Sottile ironia. Ed ecco quindi i "poster" sulla facciata del "Ducale Palace" in bella mostra. Come diceva quel famoso presentatore: vedere per credere...
      Intanto al di là della "copia" americana, sul sito di "The Art Newspaper", il "Giornale dell’Arte" in lingua inglese, sono apparsi in questi giorni i commenti dei lettori sulle notizie rilanciate dal giornale sui "cartelloni pubblicitari" e ancor di più dopo la lettera di alcuni dei direttori dei musei più prestigiosi al mondo. E qui, è possibile leggere veramente di tutto, e soprattutto commenti da tutto il mondo, con un unico soggetto "Venezia e i manifesti pubblicitari". Anche se si tratta di opinioni di lettori anglosassoni se ne possono leggere di cotte e di crude con pareri discordi. C’è la signora che vive in Florida che, riferendosi ai manifesti, li giudica "abominevoli"; un lettore di Ney York che parla di "scelta terribile", ma non manca nemmeno un certo "Mark" che scrive dal profondo Texas e che non si lamenta: «Ottima scelta, idea originale". E aggiunge: "Lo farei anche su tutte le auto che transitano sulle strade...". 
      Ma in maggioranza sono commenti critici, qualche lettore ci va con l’accetta: «Sarebbe opportuno che si iniziasse un boicottaggio contro tutti gli inserzionisti che si prestano a questi scempi" - tuona Jerry da San Francisco, mentre Claudia sempre dalla California, rilancia: «É una vergogna - dice - per queste aziende che non rispettano nulla. Dovrebbero avere maggior gusto per le loro pubblicità e rispettare di più Venezia».
      E qualcun altro, come Martha nel cuore del Midwest americano, profonda provincia d’Oltreoceano che, dopo esser venuta a Venezia con il marito, avverte di avere il «"cuore trafitto" da questo genere di pubblicità invasiva». E si potrebbe andare avanti. I commenti alla petizione sono più o meno tutti sulla stessa falsariga. Per carità nulla di trascendentale. Pittoresco questo sì. Che sia anche il segno dei tempi?

 

Tornano le pubblicità sui vaporetti, non semplici avvisi di dimensioni discrete ma pur sempre visibili, ma l'intero vaporetto rivestito di decalcomanie colorate. La pubblicità in Canal Grande è assolutamente bandita ma continuano le deroghe a questo regolamento.
 
 
Vaporetto pubblicità esposizione Palazzo Grassi 2011
 
Vaporetti pubblicitario Biennale arte 2011
 
 
 
 

Inoltre la già scarsissima visibilità lasciata ai poveri passeggeri viene azzerata dalla completa occlusione dei finestrini

 


 

Oltre che sui vaporetti, questa invasione di pubblicità aggressiva ha ricoperto integralmente e per anni i monumenti più importanti della città come si può vedere dalle immagini che seguono. Non sono un professionista pubblicitario ma non credo che la visibilità e il successo di un messaggio dipenda dalla superficie impiegata. Penso che un piccolo logo dello sponsor, collocato al margine della facciata, possa rimanere più impresso nel passante di una arrogante e invasiva paginata.

Pur non piacendo a nessuno, poche sono le voci che si sono levate contro, fra queste riportiamo un articolo di Giorgio Camuffo uscito sulla Repubblica che da esperto condanna senza mezzi termini questa grande abbuffata di immagini imposte in una città che richiederebbe estrema discrezione in ogni intervento effettuato sull'arredo urbano.

 
Il Ponte dei sospiri inghiottito dai manifesti pubblicitari

 

 
 

 
 Buona notizia
Desidero segnalare una buona notizia in controtendenza rispetto all'orgia di manifesti attaccati dovunque, uno di quegli interventi che costano poco ma che hanno un grande impatto sulla qualità della vita almeno per le persone che soffrono quando l'occhio non riesce a riposarsi, oltraggiato da graffiti, fili della luce pendenti, avvisi, appesi ovunque.

In questi giorni gli operai del Comune hanno fissato ai muri dei supporti in rame sui quali affiggere i manifesti, in modo da eliminare la totale anarchia tuttora imperante.

 
 
 
 
Vecchio cartello delle affissioni ancora al suo posto, vedi anche: un cartello è per sempre.
 
 
Uno dei vecchi supporti per affissioni pubbliche
 

I resti del supporto per gli "Annunzi Ufficiali" a San Giacomo dell'Orio. Si noti lo spessore della fusione in ferro destinata a durare nei secoli (e il cavo elettrico che lo attraversa..)
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

: penzo.gilberto